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Chi siamo

Isabella, trevigiana... “infeltrita”
“Amore a prima vista”. Sì è proprio così. Sono nata in provincia di Treviso, ma sin da bambina cullavo il sogno di vivere fra le montagne che frequentavo durante le vacanze invernali ed estive. Ancora ricordo la malinconia (quella che fa venire il mal di pancia, che ti fa rigare le guance di piccole perle d’acqua salata...) quando arrivava il giorno dei saluti alle “mie” cime... che allora erano quelle dell’Agordino e del Cadore. Approdai per la prima volta a Feltre all’età di 19 anni. E fu “amore a prima vista”. Sono passati già quasi 30 anni da allora, ma ricordo che quando la vidi me ne innamorai subito. Non solo per la sua bellezza, per le sue caratteristiche di città storica e di cultura, ma perché rappresentava, per me che ero appassionata di montagna e di arte, una sintesi perfetta di entrambe le cose. A Feltre ho prima studiato e poi lavorato; ci vivo e risiedo solo da quando abbiamo aperto l’attività di Casa Novecento. Qui ho coronato altri miei sogni: conoscere Silvio, innanzitutto, e poi sposarlo. Dino Buzzati fu galeotto. Abbiamo entrambi studiato e scritto sullo scrittore nato alle porte di Belluno, definito il “cantore delle Dolomiti”. Oltre ad occuparmi della “filosofia” della struttura ricettiva (sono quella che in modo compulsivo ed ossessivo si occupa di combinare i colori, di mettere in ordine i soprammobili, le decorazioni...) sono anche guida turistica della provincia di Belluno e giornalista... e pure chiacchierona... I nostri ospiti lo sanno bene, perché li intrattengo per ore a “chiacchierare” con loro delle cose belle di questa terra dolomitica, delle sue immense risorse culturali e naturali... Quindi, se verrete a Casa Novecento, preparatevi: ditemi prima di iniziare la vostra colazione se avete... timpani sensibili ...!
Silvio, professione "ospitare"
Perché vi consiglierei di venire a Feltre a Casa Novecento? Perché qui si vive bene, in armonia con la natura, non solo perché si è ai piedi delle Dolomiti Patrimonio Unesco, ma anche perché, pure dopo tanti anni, riesco ancora a stupirmi delle loro particolarità. Ogni settimana posso fare un nuovo percorso a piedi per raggiungere ora un canyon fossile (Bus del Buson, a 10 minuti da Belluno, all’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi), ora una chiesetta ricca di affreschi in una valle immersa nel verde, un tempo percorsa da viandanti, penso ad esempio alla Via degli Ospizi (Sospirolo e val Cordevole), o al sentiero delle Chiesette della Pedemontana Bellunese (sempre nel PNDB). In macchina, o con i bastoncini da nordic walking, posso raggiungere un tempio romanico con un ciclo affrescato trecentesco della scuola di Giotto (Santuario dei Santi Vittore e Corona), un museo cittadino che conserva la storia di qualche progenitore dell’Uomo del Similaun (vedi Museo civico di Belluno, o Museo di Selva di Cadore), o magari visitare i luoghi che hanno ispirato molte pagine e dipinti di Dino Buzzati.... O passeggiare in un’oasi naturalistica Potrei continuare per ore... ma l’unico consiglio che vi posso dare è di venire a scoprire questa valle incantata di persona. Magari pianificando per tempo il vostro soggiorno, insieme a noi.
Silvio, tipico “orso” delle Dolomiti Bellunesi
Sono nato in Svizzera, ma ero già targato Belluno all’età di 6 mesi. Nel capoluogo dolomitico ho vissuto la mia prima infanzia, e quando avevo 9 anni la mia famiglia – dopo tante fatiche spese all’estero, come molti altri nostri connazionali – era riuscita a realizzare il sogno della loro vita: un albergo di montagna, vicino al paese d’origine, Mellame di Arsié, a pochi chilometri da Feltre. Sono cresciuto fra le 30 camere dell’Hotel San Martino di Col Perer, a 1000 m. di altitudine, e ricordo ancora la piccola divisa da cameriere che nonna Irma ha fatto per me per “iniziarmi” alla professione dell’albergatore... iniziata come dio comanda, cioè partendo dal basso... Ho fatto i miei studi superiori all’Istituto Alberghiero di Falcade, fra alcune delle valli e dei monti più belli delle Dolomiti Bellunesi, dove nel tempo libero non disdegnavo qualche sciata e qualche passeggiata sotto la neve che in quegli anni (’80) scendeva copiosa “giù dal ciel”. Poi fu la volta dell’Università: lingue straniere nell’ateneo feltrino, per restare in tema turistico. Ma già a 19 anni i miei genitori mi avevano dato responsabilità serie nell’attività del San Martino, per cui la laurea è arrivata abbastanza tardi... diciamo all’inizio del XXI° secolo, quando avevo deciso di cambiare rotta: convertire il mio albergo di “periferia” in una attività più piccola, ma centrale... Contemporaneamente ho conosciuto Isabella, e con lei ho iniziato la nuova avventura di Casa Novecento. La prima cosa che le ho detto dopo che ci siamo conosciuti? “Sono un po’... orso”. E lei? “Eh sì...è proprio quello che cercavo...”. Intendevo solo dire che sono uno di poche parole... ma lei lo ha preso alla lettera, quasi fosse un complimento! Bah, vai a capire te le donne...
Di Casa Novecento curo soprattutto la parte tecnico-strutturale, amministrativa e gestionale. “Praticamente, dell’ossatura”, dice Isabella, mentre lei si occupa... dei vasi comunicanti!
Perché dovreste venire a Feltre, a Casa Novecento? Perché la nostra terra merita, è un luogo splendido da tutti i punti di vista, che nella nostra attività ricettiva cerchiamo di valorizzare. E anche perché crediamo che solo portando avanti le nostre tradizioni, gli sforzi fatti dai nostri padri, investendo tempo e risorse per contrastare il depauperamento della montagna e proteggerlo dal degrado ambientale, riusciremo a creare un futuro migliore per i nostri figli.

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